Quella di Bergamo è una provincia posta nel nord dell’Italia (il capoluogo dista una cinquantina di chilometri a est di Milano) in cui da circa due secoli permane un’importante tradizione popolare di burattini. Al fine di analizzare meglio l’origine dei burattini bergamaschi è importante prima soffermarsi su alcuni strani personaggi che sono comparsi alcuni secoli orsono: gli Zanni. Chi è lo Zanni? È un personaggio fra i più antichi della Commedia dell’Arte: ai sui primordi, alla fine del XVI secolo, essa veniva definita anche Commedia degli Zanni.

Personajes Comedia del Arte
Personaggi della Commedia dell’Arte.

Nel tempo, la maschera mutò in quella dei servitori che divennero più importanti con nomi propri che li distinguessero tra loro nel corso della storia della commedia dell’arte. Quindi nacquero i primi zanni (servi astuti) come Frittellino, Beltrame e Brighella; i secondi zanni (quelli sciocchi) molto più famosi a causa della bravura degli attori che li rappresentavano e l’impatto che avevano sul pubblico fra i più famosi Arlecchino, Pulcinella, Mezzettino e Truffaldino.

Pulcinella
Pulcinella, buratino di Bruno Leone. Museo del TOPIC de Tolosa, España.

Zanni è fortemente legato alla terra, alla vita rurale, simbolo per eccellenza del carattere grezzo e volgare del contadino. Egli più che un uomo assomiglia ad un animale per i suoi modi di fare, dato che i suoi motori istintivi principali sono il sesso e la fame. Esistono due tipi in particolare di Zanni: quello astuto e veloce e quello sciocco e lento. Il primo nelle storie è solito giocare brutti tiri al padrone e ai suoi interlocutori, a meno che non siano donne o peggio serve con le quali la maschera tenta subito di accoppiarsi senza tanti preamboli. Oltre ad essere veloce e agile, questo Zanni è anche molto aggressivo e con la parlantina sciolta, ed è facile all’ira e a diventare subito violento e manesco, anche con le donne. Lo Zanni lento rappresenta l’esatto contrario di un servitore astuto e agile; egli appare completamente ignorante e quasi incapace di formulare un concetto, dimostrando la sua tardezza anche nel movimento lemme e curvo verso il basso.

Pantalone
Pantalone. Exposizione ‘Rotas de Polichinelo”, Museu da Marioneta de Lisboa.

Ciononostante egli appare sempre spassoso e divertente al pubblico e agli interlocutori perché è in grado di generare equivoci col padrone e addirittura cercare di elevarsi al di sopra della sua figura, venendo però subito ammonito dall’interlocutore.  Le sue caratteristiche principali sono lamentarsi in continuazione della sua situazione e delle varie circostanze e in particolare essere affamato e supplicante come un barbone.

Brighella

Brighella, di Benedetto Ravasioi.

Osserviamo ora la maschera più importante derivante dal Primo Zanni. E’ il primo ad essersi inurbato in città e, rapidamente, egli fa il suo ingresso nella capitale della repubblica: Venezia. Indossa un abito bianco con alcune parti del costume disegnate di verde. E’ di personalità scaltra, rapida ad approfittare delle occasioni che via via si presentano, ai danni persino dei suoi stessi amici. Nasce a Bergamo Alta e il suo nome è Brighella.

Arlecchino rappresenta il secondo Zanni, nel senso che è protagonista della seconda urbanizzazione. Così come per gli stranieri che ancora oggi giungono nel nostro paese, come si insedia in un importante centro urbano, questo zanni si pone alla ricerca di un proprio connazionale, con il quale egli possa parlare la lingua natale o il dialetto, colui che possa ospitarlo, trovargli un lavoro o, almeno, suggerirgli un metodo veloce per riempirsi la pancia o poter sbarcare il lunario (questo amico, in pratica, è Brighella). La tradizione vuole che le origini di Arlecchino siano da ricercare vicino a noi, nella Valle Brembana. Arlecchino, è anche lui molto abile ad intessere trame, con l’intento però di realizzare molto spesso il bene; è un tipo piuttosto pavido e timoroso ma a volte, in scena, si prodiga nell’esecuzione di lazzi, salti e acrobazie.

Arlecchino
Arlecchino, collezione di Bigio Milesi. Esposizione ‘Rotas de Polichinelo’, Museu da Marioneta de Lisboa.

Carlo Goldoni riforma la Commedia dell’Arte a metà del 1700, ripulendo il linguaggio triviale adottato dalle compagnie di giro dell’epoca ed elevandola al rango del pubblico a cui lui si propone di rivolgersi: l’emergente classe borghese del tempo. Goldoni attua l’illuminismo, tramite l’elevazione della figura del commerciante borghese (Pantalone diviene così la maschera rappresentativa della città di Venezia), oltre che alla nobilitazione della figura della donna (si veda la sua importante opera dal titolo “La locandiera”) e, soprattutto, quella dei servi. La riforma esalta l’utilizzo del dialetto e fissa i caratteri delle principali maschere da quel momento riformate. Questo è il motivo per cui Brighella ed Arlecchino adottano definitivamente la lingua ufficiale della capitale, ovvero il dialetto veneziano.

Burattini Pietro Roncelli
Brighella, Tartaglia, Colombina, Pantalone e Gioppino. Buratini di Pietro Roncelli.

L’arrivo nella pianura padana di Napoleone e la conseguente costituzione de a da nobili e aristocratici veneziani del tempo. L’interdizione avviene innanzitutto per il principio di uguaglianza, sostenuto dal nuovo ideale sociale, e poi per motivi di sicurezza e di ordine pubblico. Anche l’attore è costretto ad abbandonare l’uso della maschera in scena, che si conserva però nei teatrini dei burattini, perché lì vi sono personaggi che, in fondo, sono soltanto semplici e innocui pezzi di legno.

In questo modo, la Commedia dell’Arte si preserva e si diffonde grazie ai burattinai operanti in tutto il nord Italia.

Burattini Pietro Roncelli
Pietro Roncelli con Gioppino e Tartaglia.

Con i moti degli anni trenta dell’800, il popolo bergamasco non si identifica più nelle maschere bergamasche della Commedia dell’Arte e reclama un nuovo eroe. A Zanica, piccolo paese posto alla periferia della città di Bergamo, nasce Gioppino che è privo della maschera. Sotto il suo mento, egli porta tre grossi gozzi, conseguenza dell’ingrossamento della ghiandola della tiroide, malattia molto diffusa all’epoca per effetto della denutrizione. Nonostante non vi sia alcun collegamento storico tra i due fatti, ancora oggi la credenza popolare attribuisce una diretta analogia tra la malformazione di Gioppino e lo stemma araldico della famiglia di Bartolomeo Colleoni – condottiero quattrocentesco a servizio di Venezia – in cui sono rappresentati tre testicoli, evidente simbolo di potere, virilità e forza militare.

Escudo de armas de Bartolomeo Colleoni
Stemma di Bartolomeo Colleoni.

La sua livrea è dapprima marrone (colore dell’abito del contadino e, allo stesso tempo, chiaro richiamo all’essenza stessa rappresentato dallo zanni) in seguito, essa assume il colore verde con bordatura rossa: un esplicito riferimento ai colori della bandiera italiana e, per questo, il personaggio assume toni dichiaratamente a favore degli ideali risorgimentali e, invece, critici nei confronti del potere costituito, quello rappresentato dall’impero straniero e invasore: l’Austria.

Per mantenere elevati i valori risorgimentali, senza però rischiare di apparire sfacciatamente contro agli austriaci che esercitavano un rigido controllo tramite la censura, il burattinaio bergamasco dell’epoca mette in risalto, nei propri spettacoli, la figura di un eroe vissuto in precedenza, ai tempi del dominio francese: è Vincenzo Pacchiana detto “Pacì Paciana, ol padrù de la Val Brembana”. Si tratta di una figura realmente esistita in epoca napoleonica. Egli ha esercitato il mestiere dell’oste ma è ora costretto alla latitanza. Dopo aver subito un furto, che si trasforma in un’accusa infamante nei suoi confronti, l’episodio gli si ritorce drammaticamente contro. Così, egli è indotto a divenire un brigante, suo malgrado, dopo che le forze dell’ordine d’oltralpe spiccano un mandato di cattura, fissando una taglia dall’eccezionale valore di ben cento zecchini.

Paci Paciana
Copione di Pace Paciana. Collezione Cristini.

Vincenzo Pacchiana è continuamente braccato dalle guardie napoleoniche e si rifugia da latitante per molto tempo sugli impervi sentieri montani della Valle Brembana. L’epopea del Pacì Paciana, per i decenni successivi, rivive con successo in numerosi teatri di burattini.

La tradizione bergamasca dei burattini a guanto è importante quanto quella presente a Napoli (con Pulcinella) così come quella rintracciabile nel territorio compreso tra Parma e Bologna (in cui nasce il nuovo personaggio di Fagiolino). In Italia, in sole queste tre località: quella emiliana, le città di Napoli e Bergamo, la tradizione è tramandata da padre in figlio e da maestro ad allievo, via via fino ai giorni nostri. Altrove, invece, questa pratica si è dispersa e i burattinai contemporanei sono costretti a reinventare la tradizione un tempo presente nei propri territori e poi perduta. Per tale ragione, la nostra corrisponde ad una tradizione assolutamente da preservare e valorizzare.

Gioppino di Manzoni
Lo scultore Enrico Manzoni con Gioppino. Museo del Falegname Tino Sana.

Benedetto Ravasio è stato uno dei grandi burattinai del ‘900 che ha assunto il ruolo di “cerniera” tra generazioni di burattinai, tramandando la tradizione dal secondo dopo guerra inoltrato fino a quasi i giorni nostri. Egli si colloca tra le più illustri figure di burattinai operanti nell’arco del secolo scorso. Per brevità, si  citano qui i nomi dei più importanti ed apprezzati: Sarzetti, Nespoli, Manzoni, Cristini e Luigi Milesi detto il “Bigio”. Benedetto Ravasio lo si può paragonare, in piccolo ma senza alcuna forzatura, a Carlo Goldoni.

Pina Ravasio
La signora Pina Ravasio con Margi primo piano, mamma di Gioppino.

Infatti, il burattinaio bergamasco “ripulisce” il linguaggio di Gioppino, rispetto alla tradizionale parlata triviale del personaggio, rendendolo rozzo ma “pulito”, rude ma simpatico. Inoltre, l’artista originario di Bonate Sotto (altra località della provincia di Bergamo), adegua la drammaturgia dei propri spettacoli alle nuove esigenze del pubblico dell’epoca ormai trasformato, composto perlopiù da bambini e dalle loro famiglie. In questa attività, egli è coadiuvato con successo dalla moglie Giuseppina la quale, oltre ad occuparsi della confezione degli abiti dei burattini, dà voce ai personaggi femminili, anima numerosi burattini e contribuisce alla scrittura dei testi. Le tragedie e i drammi del repertorio tradizionale lasciano sempre più spazio alle commedie e alle fiabe. Così, nel periodo in cui le principali compagnie di burattinai dell’epoca appendono definitivamente al chiodo i propri burattini, i coniugi Ravasio conservano la tradizione e la tramandano, in favore delle nuove generazioni. È anche grazie alle figure di Pina e Benedetto, che i pochissimi burattinai professionisti operanti quest’oggi sul territorio, veri cultori della tradizione, diffondono con abilità quest’arte e consentono al pubblico contemporaneo di conoscere Gioppino e le sue avventure, nel rispetto dei canoni della tradizione popolare, antica di quasi duecento anni e che affonda le proprie radici nella Commedia dell’Arte, come abbiamo visto, e – ancor prima – nella scarsamente nota figura di zanni del ‘500.

Benedetto Ravasio
Benedetto e Pina Ravasio in una foto storica della famiglia Ravasio.

Il rapporto tra Gioppino e Zanica, il suo paese natale, non è mai stato del tutto idilliaco. Sin dalle origini, infatti, gli zanichesi si vergognavano di essere associati a questa figura popolare. In passato, si credeva erroneamente che la causa dei gozzi fosse il cretinismo; quando altri incontravano un abitante di Zanica vi si rivolgevano facendo un cenno con le dita all’altezza della propria gola, alludendo proprio ai gozzi, in tono di disprezzo e derisione. Gli zanichesi avevano ragione: non potevano certo sopportare un simile affronto e dileggio.

Gioppino di Cristini
Gioppino, collezione Cristini.

Oggi però, per fortuna, le cose sono cambiate.

La ventennale esperienza di organizzazione di rassegne teatrali promosse dalla Fondazione Benedetto Ravasio, qualificata dalla rassegna estiva “Borghi e Burattini”, inserita nella preziosa cornice di Piazza Vecchia a Bergamo Alta e nelle piazze di numerosi comuni del nostro territorio, ha consentito, non solo ai turisti, ma anche ai bergamaschi di conoscere e apprezzare, col tempo, le maschere popolari della nostra tradizione, quelle di altre tradizioni e le più svariate tecniche di animazione classiche e contemporanee.

Pina Ravasio e Gioppino
Pina Ravasio e Gioppino.

A Bonate Sotto, paese natale di Benedetto, la Fondazione indice il premio “Benedetto Ravasio”, rivolto ad una giovane compagnia che meglio si sia distinta tra quelle presenti nel panorama nazionale. Quest’anno, con la diciassettesima edizione, il premio è stato assegnato proprio ad un giovane burattinaio della tradizione popolare bergamasca.

Daniele Cortesi e Gioppino
Daniele Cortesi e Gioppino.

Ma torniamo a Zanica: là si svolgono da tempo numerose iniziative volte a valorizzare la figura di Gioppino.

Molte delle attività sono promosse dall’associazione zanichese “Ol Giopì de Sanga” che risalta a tutto tondo la figura dell’eroe trigozzuto, tra l’altro, intraprendendo negli ultimissimi anni un’interessante esperienza di lavoro in “baracca”, dando anima proprio a Gioppino e agli altri personaggi della tradizione.

Asociación
I membri dell’Associazione “Ol Giopì Sanga” , vestiti come Gioppino, Margi e Brighella.

Inoltre, la compagnia d’attore “Il Teatro del Gioppino” di Zanica propone da quindici anni numerose commedie dialettali musicali, ove in ciascuna è presente sempre un riferimento o una citazione diretta a Gioppino.